come

Noi siamo resilienti.

Noi Resistiamo.

Noi reagiamo, anche e soprattutto.

Per agire e reagire è necessario, per non dire fondamentale, essere consapevoli.

Quindi noi prima di tutto siamo.

 

In ogni istante, e qualsiasi sia il ruolo ricoperto e svolto, si può essere pronti a rinascere, farsi nuovi, indagare tra le proprie potenzialità ancora da scoprire, in senso fisico, psicologico, emotivo, espressivo, creativo, e fare. Agire.


Questa è una delle spinte propulsive che ha unito i tre Soci Fondatori di Banda Sciapó: Daniela Quarta, Alessandro Negri, Alessandro Marchello.
Non solo provenienti tutti, anche se in età diverse, da situazioni pregne di una necessità di cambiamento radicale, ma anche e soprattutto desiderosi di ricercare, incontrare e diffondere il Teatro in ogni sua accezione, forma e possibilità.
Centrale nel lavoro svolto e proposto è la persona, con il suo desiderio creativo attraverso il suo corpo espressivo.
Il desiderio è che la strada da percorrere sia una strada lungo la quale fare degli incontri che, se vissuti pienamente, amplificano la capacità insita in ognuno di noi di trovare percorsi alternativi e rigeneranti di ricostruzione e rilancio personale: la resilienza.

Il concetto di resilienza accompagna ogni individuo nel corso della propria esistenza, anche se in moltissimi casi non ci si rende conto di questa spinta e la si confonde con la difficoltà provocata dai momenti più complessi della vita stessa.
Resilienza è la capacità di volgere al positivo situazioni e circostanze critiche, attingendo a risorse risolutive impensate seppure esistenti.


Nel teatro la resilienza è uno stato permanente, costante, irrinunciabile.
È un modo di stare, di sentire, di esprimersi, di comunicare e sperimentare.

Si sperimenta per imparare.

Per migliorarsi.

Perché migliorarsi?

Per stare meglio.

Noi con noi stessi.

Noi con gli altri.

Abbiamo provato a immaginarci un percorso.

Ci siamo dati la mano.

Ci siamo fidati.

Che non è poco.

E ci siamo detti… sciapó.

Tanto di cappello.

Ci vuole coraggio.

Per fare tutto ci vuole coraggio.

Solo che spesso non ce ne accorgiamo.

E quindi ci fermiamo.

Ma non sappiamo perché.

Ci fermiamo e basta.

Eh si, ma quando partiamo…o ripartiamo

… allora… tanto di cappello.

A tutti noi.

A tutti voi.

Sembra banale ma non lo è!

E allora… tanto di cappello.

A chi vuole provare, tentare, scoprire.

Tanto di cappello.

A chi cerca qualcosa, non sa bene cosa, e si affaccia qui. Nel Teatro.

Tanto di cappello.

A chi non si fidava ma ci ha provato.

E ci ha trovati.

Tanto di cappello.

A chi ha deciso di venire ma poi… ha cambiato idea perché non era convinto.

Tanto di cappello.

A chi ha deciso di venire ed è rimasto. Per un giorno, per un anno, per tutto il tempo che ha voluto e vorrà.

Tanto di cappello.

A chi prima ha guardato, poi ha ascoltato, poi ha fatto.

Tanto di cappello.

A chi ha avuto una paura bestiale, ancestrale, e non si è tirato indietro.

Tanto di cappello.

A noi che ci stiamo provando. A ricominciare da qui. Da noi.

Anche a noi tanto di cappello.

A chi ci seguirà su questa e altre strade.

A chi ci proporrà un percorso.

A chi verrà a vederci.

A chi verrà a farsi guardare.

A chi prima non voleva assolutamente, poi magari … e alla fine perché no?

Tanto di cappello.

 

© 2017 by Federica Frigo Fotografia

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